Gabriele Stoia

Fondatore di In Asia Travel

“La mia missione e’ di far vivere ai miei viaggiatori emozioni ed esperienze di vita uniche”

Gabriele Stoia è nativo di Brescia e vive in Cambogia dal gennaio 2012. La sua grandissima passione per i viaggi l’ha portato oggi ad essere fondatore e proprietario del Tour Operator In Asia Travel, specializzato in viaggi in Cambogia, Sud Est Asiatico e Asia Centrale, con la missione di far vivere ai suoi viaggiatori emozioni ed esperienze di vita uniche. Ha iniziato la sua carriera con una formazione scolastica tecnica seguita dal percorso di studi universitari in Ingegneria Elettronica e da un lungo periodo lavorativo nel settore meccanico, realizzando presto che questa non era la sua strada e scoprendone una nuova e inaspettata in Cambogia.

Oggi lo incontriamo per ascoltare la sua esperienza della Cambogia.

Gabriele, sei un appassionato di viaggi. E’ stata questa stessa passione a portarti in Cambogia?

Si, tutto è partito dai viaggi. A 23 anni ho cominciato a visitare più volte l’Asia e ho maturato gradualmente la consapevolezza della mia necessità di evadere dal circolo vizioso del sistema di vita e dello schema sociale del mondo occidentale, che risultava per me abbastanza stretto e alienante. Durante un decennio di viaggi ho maturato una consapevolezza su cosa era più importante per me in base alle mie attitudini e al mio approccio alla vita. Dopo lunghe riflessioni sui rischi di uscire dalla comfort-zone del “posto fisso”, e nel tentativo di trovare soluzioni “ibride” come lavore stagionale all’estero, ho compreso che la soluzione migliore era compiere il “grande salto”. Nel 2011 ho deciso quindi di lasciarmi tutto alle spalle per una svolta decisiva.

Come sei arrivato in Cambogia?

Ho lasciato l’Italia in direzione Asia, verso quei Paesi che conoscevo meglio, ma senza una meta specifica. Sono arrivato in Cambogia solo dopo un viaggio via terra di circa 7 mesi, a piedi, in autostop, con mezzi di fortuna, seguendo la Via della Seta. Un’esperienza per me illuminante. Inizialmente pensavo di restare in Cambogia solo temporaneamente, ma ben presto ho sviluppato una particolare attrazione per questa Nazione, tuttora in parte lontana dalla cementificazione e dagli sviluppi intesi secondo i canoni occidentali, oltre che per la gente, l’autenticità e la ruralità dei luoghi. Naturalmente alla decisione di risiederci hanno contribuito anche altri aspetti pratici della vita, dalla semplice burocrazia dei visti per i residenti al carovita relativamente contenuto. Era il 6 Gennaio 2012.

Prima di fondare il tuo Tour Operator, avrai girato la Cambogia in lungo e in largo…

Sì, ho girato molto la Cambogia in viaggi anche precedenti a quello “di non ritorno”. La prima volta nel 2005, poi nel 2006, 2008 e nel 2010. Quando sono arrivato in Cambogia nel Gennaio 2012 ho creato l’attività di tour operator per un connazionale in loco, ho intrapreso studi approfonditi di archeologia, cultura e religione e ho lavorato come guida turistica per 4 anni. Parallelamente ho sviluppato un’attività come fotografo indipendente. Nel 2013 ho creato Photo Ethnography Film e, viaggiando in aree molto remote alla ricerca di storie umane da raccontare, ho prodotto reportage etnografici pubblicati poi in svariate riviste nel mondo.

Dopo questa esperienza iniziale, ho deciso di fondare  “In Asia Travel” nel 2015, l’attività che porto avanti ancora oggi. Nel mio lavoro, mi sono sempre fatto guidare dalla passione che provo nel condividere con i nostri viaggiatori l’esperienza del viaggio stesso.

Cosa ti piace di più della Cambogia?

Amo la Cambogia in generale, la gente, l’arte e la natura. Ospita bellezze archeologiche uniche al mondo, che mi sento fortunato a poter visitare in qualsiasi momento. Apprezzo molto lo stile rilassato della vita e la semplicità con cui si può realizzare qualcosa di concreto, come aprire una propria attività lavorativa dal nulla. Penso che in Italia sarebbe stato molto più complicato riuscire a fare quello che ho fatto qui in Cambogia.

A cosa fatichi di più ad adattarti?

Lo stile di guida e la rumorosità degli eventi, come matrimoni, funerali e feste private. La tradizione locale prevede l’utilizzo di amplificatori a volumi altissimi, dalle prime luci dell’alba al tramonto.

Hai mantenuto un’abitudine italiana, nonostante il tempo vissuto in Cambogia?

La cucina innanzitutto e il caffè della moka alla mattina. Per quanto apprezzi moltissimo la cucina locale, a casa cucino italiano. Siamo fortunati perchè nei market cittadini sono reperibili molti prodotti importati. Ho mantenuto l’abitudine di praticare sport, avendo un passato nelle arti marziali, come praticante fin da adolescente e come insegnante per circa un decennio.

C’è un luogo che ti piace particolarmente, al di là dei circuiti che organizzi per i tuoi clienti?

Mondulkiri. Ho l’anima da backpacker e questo luogo è perfetto per chi ricerca l’avventura. E’ un luogo non battuto, con una natura incontaminata e un clima che dà un po’ di respiro dal caldo persistente in altre zone del Paese. La location montana che sceglierei per costruirmi la classica casetta di legno col caminetto. Mi piacciono molto anche la provincia remota di Ratanakiri e la zona sud-ovest della Cambogia, oltre naturalmente alle bellissime isole tropicali.

In cosa consiste secondo te, con uno sguardo da operatore del turismo, l’unicità della Cambogia?

La Cambogia, secondo me, è unica sia per la ricchezza del patrimonio artistico che per la sua autenticità. Infatti, il Paese non è stato ancora completamente modernizzato e standardizzato secondo i canoni occidentali.

Pensi che questa unicità sia messa a rischio?

In parte credo proprio di sì. Rispetto ad altre nazioni limitrofe, la Cambogia conserva ancora oggi tradizioni e peculiarità che purtroppo sono destinate a scomparire con l’avanzare dello sviluppo economico. Nella provincia di Ratanakiri, ad esempio, molte foreste tropicali sono state rimpiazzate da piantagioni di gomma e cassava. Gli abitanti dei villaggi, di conseguenza, si sono dovuti adattare a lavorare nelle piantagioni o a rilocarsi altrove, perdendo molte tradizioni che non trovano più posto nei nuovi ritmi di vita acquisiti.

Come trascorri le tue giornate lavorative ora che la pandemia ha bloccato il mercato dei viaggi? Ne sto approfittando per procedere con lavori rimandati da tempo, quali restyling del sito web, pianificazione del marketing e sviluppo di altri mercati, oltre a quello Italiano. Quando possibile, viaggio per mettere a punto nuovi itinerari in aree remote della Cambogia. Sto sviluppando nuovi contatti con tour operator italiani ed esteri. E’ una situazione in standby.

Hai intenzione di restare in Cambogia, nonostante la crisi?

Sì, io resto qui. Cambogia ormai è casa.

✍️ Giada Sciascia

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